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    nestore verre

    Nestore Verre in concerto a Cosenza incanta la piazza e regala momenti di magica poesia

    Web Magazine: Calabria Hipster
    a cura di Dario Greco


    Nestore Verre è un musicista come ce ne sono pochi. Basta vederlo sul palco per accorgersi che non si tratta di uno come gli altri, ma di artista di culto. Le sue canzoni nella dimensione live guadagnano una diversa dimensione emozionale che rompe gli argini del genere musicale per diventare la colonna sonora dei suoi appassionati. Uno zoccolo duro di seguaci disposto a seguirlo ovunque, in qualsiasi situazione.
    La cosa più importante per un artista che vuole emergere è avere a fianco qualcuno che possa credere in te. Da questo punto di vista Nestore oltre ad essere fortunato ha una vera e propria marcia in più: chi lo segue crede in lui, si ci rispecchia in una perfetta identificazione, sapendo bene che Nestore racconta quella storia, che ha scritto quella canzone per descrivere il suo universo, e nel suo mondo ciò che più conta sono i suoi fan, la sua comunità, il vero motore che lo porta a sfidare ogni volta con nuovo slancio, dinamismo e perché no, drammaticità, ogni suo nuovo live.
    Il concerto che ieri sera Nestore Verre ha tenuto in Piazza Parrasio a Cosenza ne è stato l’ulteriore conferma. Una nuova band che lo accompagna nelle esibizioni dal vivo, con Francesco Borrelli alla batteria, Daniele Nicoletti al basso, Francesco Frega alle tastiere e Paolo Scorza alle chitarre. Tutti molto bravi e con molta strada da percorrere assieme al loro leader. Il concerto è stato molto bello, con grandi momenti intensi, merito dell’energia, dello spirito e del talento di Nestore. Un artista che non si risparmia e che non conosce il codice della resa. Lo hanno definito un poeta guerriero, e lui lì sul palco sembra davvero un baccelliere romantico, che con foga e passione apre il suo universo agli occhi, agli orecchi e perché no, al cuore di chi è disposto a “sentire” il suo verbo.
    Le canzoni sono tante e si susseguono una dietro l’altra, Su di te, Se è un giorno, Alla fine...è la fine, Knockin’ on heaven's door ( di Bob Dylan) Come as you are (dei Nirvana). Tra una canzoni e l’altra Nestore dialoga col suo pubblico, intrattiene con la sua simpatia, ironizza, fa citazioni colte, chiama a raccolta il suo micro cosmo, dentro il quale con coerenza e panteismo trovano spazio David Bowie, Sting, Jim Morrison, William Blake, Gianluca Grignani, fino ad arrivare all'uomo della strada, alle persone comuni, quelle per cui lui canta e suona, il suo vero mantello di gloria.
    Arriva perfino a chiamarli e a salutali, ad uno ad uno: Ciao Anita, Ciao Giuditta, Ciao Gabriella! Perché il suo pubblico, i suoi fan sono protagonisti assoluti del suo spettacolo, ne sono parte integrante.
    Le canzoni sono tutti coinvolgenti e ben eseguite dalla band: In una lettera, La luna (e il fiume in piena) Englishman in New York (uno dei capolavori di Sting, da solista) Vento (un’esecuzione solo voce e chitarra che mette i brividi per la sua cruda bellezza e drammaticità) Yuki-e, Roadhouse blues dei Doors, preceduta dall’intrigante e riuscita introduzione di Riders on the storm, N (nuovo brano inedito) A tempo, Charlotte, Se ti va, Happy Xmas (War Is Over) di John Lennon.
    Traspare dalle sue parole, e da queste esecuzioni un vasto senso di umanità, di consapevolezza delle sensazioni che caratterizzano il nostro vivere, la gioia, la rabbia, la voglia di emergere, la reazione per quello che non funziona, ma specialmente emerge la sua passione, il suo pensiero.
    Nestore Verre è un cantautore raffinato ed elegante, ed è uno che conosce bene la vita e filosofia. Come ha detto qualcuno: “L’eleganza non si indossa. E’ un velo o un’aurea dalla quale, se si è fortunati, si è avvolti anche se non si vuole. Accompagna le parole con puntini di sospensione, delinea sguardi sempre non troppo indiscreti, ci fa muovere come palloncini leggeri sopra dei cactus. E’ uno stato mentale, un modo di vivere che ci caratterizza oppure si detesta. Così la musica e gli spettacoli di Nestore Verre. Noi naturalmente propendiamo per il primo caso, e voi?

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